Sì. Certo, soprattutto nell’antico testamento, talvolta vediamo Dio infuriarsi deluso verso il suo popolo e magari promettere morte e sterminio. Ma poi alla fine sempre desiste da questi sentimenti. Perché Lui è Dio e non può che rimanere fedele alla sua promessa di vita e di amore che ha fatto all’umanità.
Questa valutazione positiva diventa poi ancora più esplicita e profonda nell’esperienza di Gesù, potremmo dire nell’esperienza dell’uomo Gesù che, essendosi fatto “in tutto simile agli uomini eccetto il peccato”, avrà certamente vissuto anche Lui quelle dinamiche umane di dubbio sulla propria validità e amabilità. Nel racconto del Battesimo troviamo la risposta che il Padre dà a Gesù circa questa valutazione di sé stesso.
Mc 1,9-11 9Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. 11E venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento".
Lc 3,21-22 21Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì 22e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: "Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento".
Lo stesso giudizio lo ritroviamo anche nel racconto della trasfigurazione (Mc 9,2-8), questa volta non detto in modo diretto a Gesù, ma ricordato ai tre apostoli saliti sul monte con Lui: 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: "Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!".
Ecco allora. La parola che Dio pronuncia per me, per rivelarmi chi sono: “Tu sei l’amato”. Questa è la verità su me stesso che risuona fin dall’eternità nella storia: “io sono l’amato”
Prima ancora che qualsiasi essere umano ci vedesse, siamo stati visti dagli amorevoli occhi di Dio. Prima ancora che qualcuno ci sentisse piangere o ridere, siamo stati ascoltati dal nostro Dio che è tutto orecchie per noi. Prima ancora che qualcuno in questo mondo ci parlasse, la voce dell'amore eterno già ci parlava.
E se mi metto ad ascoltare con attenzione questa voce che mi dice “Tu sei l’amato” sento riecheggiare nel mio cuore parole che tante volte il Signore mi ha detto ma a cui forse non ho dato attenzione: “Ti ho chiamato per nome fin dal principio. Tu sei mio e io sono tuo. Tu sei il mio amato, in te mi sono compiaciuto. Ti ho modellato nelle profondità della terra e ti ho formato nel grembo di tua madre. Ti ho scolpito nei palmi delle mie mani e ti ho nascosto all'ombra del mio abbraccio. Ti guardo con infinita tenerezza e ho cura di te con una sollecitudine più profonda che quella di una madre per il suo bambino. Ho contato ogni cappello del tuo capo e ti ho guidato ad ogni passo. Ovunque tu vada, io vengo con te, e ovunque tu riposi, io veglio su di te. Ti darò del cibo che soddisferà ogni tua fame e bevande che estingueranno ogni tua sete. Non nasconderò il mio viso da te. Tu sai che io sono tuo come io so che tu sei mio. Tu mi appartieni. Io sono tuo padre, tua madre, tuo fratello, tua sorella, il tuo amante e il tuo sposo. Niente mai ci separerà. Noi siamo uno.”
Ogni volta che veramente ascolto questa voce che mi dice che io sono l’amato, nascerà in me il desiderio di riascoltarla più a lungo e più profondamente.
Essere l’amato significa constatare che Dio mi ha scelto. Essere scelto significa sapere che sono stato visto come una persona speciale. Il Signore mi ha notato nella mia unicità e ha espresso il desiderio di conoscermi, di avvicinarsi ancora di più a me, di stare in intimità con me e di amarmi.
La Bibbia ci dice poi che Dio ci ha scelti fin dall’eternità, prima ancora che fossimo creati. Egli ci ha visti fin dall’eternità, ci ha visti come esseri unici, speciali, preziosi, come esseri da amare incondizionatamente. Da tutta l’eternità noi siamo gli amati nel cuore di Dio.
Come si configura questo amore di Dio? Il suo è un amore gratuito cioè un amore che mi viene donato senza chiedermi nulla in cambia. È un amore che mi viene donato senza che io debba meritarmelo. Non è un amore che devo “comprare” con le mie buone azioni o meritarmelo coi miei sacrifici.
È un amore che continua e rimane fedele anche se io non lo voglio, anche se io lo rinnego con il peccato. Certo non è un amore che mi costringe a ricambiarlo, ma è un amore capace di essere fedele anche nella mia infedeltà. In questo senso è amore vero poiché mi lascia libero di accoglierlo o non accoglierlo, non forza e non si impone sulla mia volontà. Però persiste anche nonostante il mio rifiuto.
Egli infatti ci ha creati liberi, non per incatenare o violare la nostra libertà, ma perché sempre e comunque la potessimo esercitare. Dio rispetta così tanto la nostra libertà e le scelte che facciamo che non ci obbliga neanche a stare per sempre con lui se questo non lo vogliamo. In questo senso si comprende la possibilità dell’Inferno poiché esso è separazione da Dio.
“Ecco il tipo di relazione che il Padre ci offre: ci chiama a stare con Lui, lasciandoci la possibilità di accettare o non accettare. Non ci propone un rapporto di sudditanza, ma di paternità e di figliolanza, che necessariamente è condizionato dal nostro libero assenso. Dio è molto rispettoso della libertà, molto rispettoso. Sant’Agostino usa un’espressione molto bella al riguardo, dicendo: «Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te» (Sermo CLXIX, 13). E non certo perché non ne abbia la capacità – è onnipotente! – ma perché, essendo amore, rispetta fino in fondo la nostra libertà. Dio si propone, non si impone, mai”[1].
Nouwen nel bel libro “L’abbraccio Benedicente”, parlando del padre che lascia andare il figlio pur sapendo che si rovinerà la vita dice: “Ma il suo amore è troppo grande per comportarsi così. Non può forzare, costringere, spingere o trattenere. Offre la libertà di rifiutare o ricambiare tale amore. Proprio l'immensità dell'amore divino costituisce la fonte della sofferenza divina. Dio, creatore del cielo e della terra, ha scelto di essere, prima di tutto e soprattutto, un Padre.
Come padre, vuole che i suoi figli siano liberi, liberi di amare. Tale libertà include la possibilità che lascino la loro casa, se ne vadano in un paese lontano e perdano ogni cosa. Il cuore del padre conosce tutto il dolore che questa scelta comporterà, ma il suo amore non gli consente di prevenirlo. In quanto padre, desidera che coloro che restano a casa gioiscano della sua presenza e sentano il suo affetto. Ma anche in questo caso vuole offrire soltanto un amore che possa essere ricevuto liberamente. […] Come padre, l'unica autorità che rivendica per sé è l'autorità della compassione. Essa deriva dal consentire che i peccati dei figli feriscano il suo cuore. Non c'è lussuria, avidità, rabbia, risentimento, gelosia o vendetta nei suoi figli perduti che non abbia causato una pena immensa al suo cuore. Tanto profondo è il dolore perché tanto puro è il cuore. Dal profondo luogo interiore dove l'amore abbraccia tutto il dolore umano, il Padre raggiunge i suoi figli. Il tocco delle sue mani, diffondendo una luce interiore, cerca solo di guarire.”
Potremmo sentirci anche i più grandi e schifosi peccatori della terra, ma l’amore di Dio sarà sempre lì, a nostra disposizione, immutato. Un amore che ci accoglie così come siamo, un amore che ci ama anche nel nostro peccato. Non è un amore che ci ama nonostante il nostro limite, ma è un amore che ci ama nel e con il nostro limite.
Dobbiamo anche ricordare che, poiché Dio è onniamante, egli è capace di amare tutti, sempre e comunque, egli è capace di scegliere ciascuno di noi in modo esclusivo senza però escludere tutti gli altri dalla sua scelta. Essere scelti non significa che gli altri sono rifiutati. Essere scelti significa che anche gli altri sono scelti e che tutti siamo amati di tutto l’amore di cui Dio è capace.
Essere scelti come gli amati di Dio, invece che escludere gli altri, li include. Invece di rifiutare gli altri, come meno validi, li accetta nella loro individuale unicità. La scelta di Dio non è escludente, ma è inclusiva.
San Paolo ci dice poi che questo amore non ci verrà mai tolto. Rm 8,35-39 35Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? 36Come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello.
37Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. 38Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, 39né altezza né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Ciò che vi ho detto fino ad ora mi pare che sia il fondamento irrinunciabile da cui dobbiamo tutti partire se vogliamo essere “pastori secondo il cuore di Dio”.
L’essere amati sempre e comunque da Dio questa è la verità che sta a fondamento della nostra vita. Qui ci giochiamo tutta la nostra vita. Il fare esperienza o il non fare esperienza di questa realtà determineranno ciò che noi saremo nel mondo, il modo in cui serviremo il Signore.
Dove sta allora l’inghippo? Per analogia, mi torna qui alla mente Mc 7,14-15 14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: "Ascoltatemi tutti e comprendete bene! 15Non c'è nulla fuori dell'uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall'uomo a renderlo impuro".
Evidentemente questo brano parla dei cibi considerati puri/impuri, ma, mi colpisce il fatto che Gesù ci dice che il problema non sta fuori di noi, ma sta dentro di noi. Ed è ciò che esce dall’uomo a renderlo impuro, cioè lontano da Dio e dalla verità. Mi spiego.
Proviamo ad ascoltare cosa la nostra psiche, la nostra mente ci dice quando sentiamo dire che siamo amati da Dio così come siamo, che egli ci vuole bene senza chiederci nulla in cambio e che il suo amore non va meritato.
La voce che esce dal nostro cuore (e ci rende impuri, cioè lontani da Dio e dalla sua verità) insinua in noi il dubbio poiché ci dice: “tu non sei buono, sei brutto; sei indegno e non meriti nulla; con quello che hai fatto sei da disprezzare, non sei nessuno” che poi diventa: “non sono buono, mi merito solo di essere messo da parte, dimenticato, rifiutato e abbandonato. Chi può amare uno come me?”
Queste voci negative sono così forti e così insistenti che è facile credere a loro. Questa è la grande trappola della vita: la trappola del rifiuto di noi stessi. Una trappola che ci porta a colpevolizzarci non solo per ciò che abbiamo fatto, ma anche per ciò che siamo
Quando rivendichiamo la verità di essere gli amati, noi affrontiamo la chiamata di diventare ciò che siamo. Diventare gli amati ecco il viaggio da percorrere nella nostra vita! Essere gli amati è ciò che ci aiuterà a vivere nel dono di noi stessi e nel servizio verso i fratelli.
Chi invece si chiude nel dubbio e si lascia guidare da voci avverse camminerà nell’oscurità mendicando continuamente amore, vivendo come un torto l’amore e l’apprezzamento che gli altri ricevono, incapace di gioire della vita, incapace di costruire relazioni positive con gli altri. Si priverà di quel gusto intenso e gioioso che la vita offre a chi sa donarsi e sa amare.
Chi si chiuderà nel rifiuto di se stesso, nel rifiuto della verità di essere l’amato inevitabilmente si illuderà che attraverso il successo, la popolarità, il potere che possiede e usa gli altri potrà “dimostrare al mondo quanto vale”. In realtà non dimostrerà nulla, poiché non vi è nulla da dimostrare in quanto Dio ci ama così come siamo, e non potrà che vivere nell’ansia e nella infelicità continua.
O forse anche potremmo vivere nell’attesa di un qualche cosa (un incarico, un viaggio, un lavoro) o di un qualcuno che possa finalmente darci quel sentimento definitivo di intimo benessere che tanto si desidera. Ma fino a che si rimane nell’attesa di questo misterioso momento, non si farà altro che andare avanti correndo alla cieca, sempre ansiosi e senza pace, sempre arrabbiati, mai pienamente soddisfatti. E ciò sarà come una forza febbrile che ci terrà sempre indaffarati e affannati, che sempre ci farà chiedere se stiamo andando da qualche parte e che alla fine il nostro rapporto col Signore decretando la nostra morte spirituale.
Nella preghiera vi suggerisco di iniziare col guardare in faccia tutte quelle vocine negative che risuonano nel vostro cuore. Scrivetele su un foglio, non più di una facciata. E poi stracciatelo e buttatelo via.
Prendete poi altri fogli e iniziate ad ascoltare ed annotare tutte le parole di amore che il Signore vi ha detto, che nella scrittura avete ascoltato, tutte quelle esperienze di stima e affetto che dagli altri avete ricevuto. Scrivete e riempite un po’ di pagine.
Poi in preghiera ringraziate il Signore di tutto questo e decidete ancora una volta di farvi pervadere dal suo amore. Per vivere nel dono e nel servizio dei fratelli. Vi auguro lacrime di tenerezza e dolcezza.
[1] Papa Francesco, Angelus, 15 ottobre 2023
