“Chi ama Dio gode sempre! Il gaudio dell’anima è l’unione con il suo Dio: quanto più il cuore si distacca dagli amori di sé medesimo e de vane cose, tanto più l’anima, gode e letifica in Dio. Può il mondo riempire il cuore dell’uomo? Il cuore dell’uomo, se non è soddisfatto, non è contento. Ci vuole un bene che non sia terreno per accontentare l’uomo! Ci vuole Dio! Solo Dio basta! Chi ama Dio gode sempre” (Don Orione)
Per crescere nell’uomo interiore dobbiamo lasciarci performare dalla sua Parola e costruire la nostra casa sulla roccia Lc 6,46-49. Siamo cristiani, sotto l’egemonia della Parola, in un tempo di esaltazione della libertà individuale, dell’opinione, del mi piace, della fluttuazione liquida. Ma sfuggire a tale egemonia significa non essere cristiani
(Lc 6,46-49) “Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico? Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande”.
Altri testi possono venirci in aiuto:
- Lc 11, 28 Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!»
- Gc 1,22-25 Mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi. Perché, se uno è ascoltatore della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno specchio; e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com'era. Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato, ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare.
- Lc 1,38 Sia fatto in me secondo la tua parola
Dice Luca nel suo vangelo che “Quando fu giorno li chiamò a sè e ne scelse 12”: è così che è nato e nasce anche il nostro discepolato .
E’ il nostro essere cristiani che determina la nostra umanità . Tutti questi riferimenti biblici ci sollecitano non ad uno sterile fare ma ad amare, affinchè la fede sia una “fede relazione” e una “fede operante”. Del resto, la fede è sempre operante e, infatti, noi tutti ne siamo stati sedotti.
Un’immagine plastica di ciò che il Vangelo ci consegna è Luigi Orione: la sua fede non poteva che avere le suddette caratteristiche.
La sfida è però rimanere e continuare a fondare la nostra fede in quel tipo di amore che è relazione : Dio è amore infatti è relazione trinitaria. Si tratta di capire se l’amore di Dio, annunciato e sperimentato, continua a determinare in noi una passione che guida i nostri pensieri, le nostre relazioni, le nostre scelte…
Dobbiamo credere in Dio “come un bambino in braccio a sua madre”. Il salmo 131 così recita: “Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l'anima mia.”
E “come bimbi svezzati”, con tale postura, siamo sollecitati a individuare altri amori, altri appetiti che pure possono presentarsi e sedurci.
G Dossetti ha, in proposito, una parola illuminante: il discernimento dell’amore, dei suoi piani e livelli è una delle cose più difficili per noi; è più facile per l’uomo discernere l’odio dall’amore piuttosto che i vari livelli dell’amore. E citando l’ Ecclesiaste (Qoelet 9,1) “ ...L'uomo non conosce nulla di ciò che gli sta di fronte”, arriva a dichiarare che è troppo semplice affermare che quando una cosa è fatta per amore è ben fatta. L’uomo, piuttosto, dovrebbe riconoscere e comprendere che non conosce affatto l’amore.
L’amore che qualifica l’esistenza umana è solo quello che si è rivelato come puro dono nella Pasqua; si tratta di un amore che non si fa gestire da noi. Gli uomini, invece, sono abituati a gestire , a riportare a tutto a se stessi. Ma quell’amore da loro gestito è solo “pura perdita”. La nostra vita poggia su ciò che non possediamo, cioè sull’amore gratuito di Dio per il mondo. Ciascuno di noi, nelle relazioni, o possiede o si lascia possedere; perché possesso è sinonimo di potere, ossia di abuso. Lo specifico di Dio è invece la misericordia, ossia un amore sviscerato.
Dimentichiamo che siamo la religione dell’Incarnazione. Ma è dura da digerire e non ci facciamo ammaestrare dalla umanità di Gesù, sebbene prima dobbiamo desiderare di essere sotto la sua egemonia poichè il Vangelo prima che contenuto è la sua stessa Persona.
Nel Vangelo Gesù ci dice: “Siate misericordiosi come lo è il Padre vostro” : ci guida nell’impostazione delle nostre relazioni.
Questo è certo un cammino non privo di difficoltà, ma esso non è per i perfetti bensì per ogni pescatore pescato dalla Galilea delle genti. Richiede una conversione continua e la disponibilità a pagarne le conseguenze
La Parola ci dice anche «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». ( Mt 22,34-40)
Si sottolineano qui tre amori: quello tra l’uomo e Dio; quello tra esseri umani e l’amore dell’uomo per se stesso. La perversione si ha quando uno di questi amori ha il sopravvento sull’altro. Così ciò che si credeva amore diventa mortifero e sfigurante. Amore a Dio, amore agli altri, amore a noi se stessi sono uniti. L’amore si perverte quando uno è assente o è esclusivo degli altri. L’unico amore vero è lo Spirito Santo donato nella Pasqua
“La carità di Gesù Cristo! Ecco l’essenziale: tutto il resto non è che accessorio: dentro e fuori vivere davvero la grande e dolcissima carità di Gesù Cristo” (Don Orione).
Per amare veramente è necessario essere rigorosi con se stessi e fare spazio all’amore di Dio .
G. Dossetti sosteneva che la colpa del cattolicesimo è quella di attribuire all’azione e all’iniziativa degli uomini i nove decimi dei meriti e solo la restante parte alla grazia. È il rischio di una fede che si ferma alla conoscenza e non diventa fede-operante.
Nell’Evangelii gaudium ben ha sottolineato il Papa che le tentazioni per la Chiesa sono proprio lo gnosticismo e il pelagianesimo
Gesù sia pure ammirato non passa nell’esistenza: è questo il problema serio! “Non fate ciò che io vi dico..”: la sua Parola non trova spazio in voi. Il cristiano mancato è colui che conserva una memoria di Gesù, magari discute di lui ma non vive come Lui, né vive di Lui.
I cristiani, poi, manifestano sovente una debole resistenza nella vita di fede, assistono passivamente allo spegnersi dell’entusiasmo iniziale. Ma è solo attraverso la vita che si possono rendono attuali i gesti e le parole di Gesù. I cedimenti tra l’essere e il fare, il rischio di rimanere ammiratori e non imitatori ci mettono nella stessa barca e non sono assenti dalla vita di nessun battezzato.
Nel fare quello che Gesù ha detto, però, si rende presente Lui stesso: c’è la sua contemporaneità. Non si tratta di un semplice fare ma di praticare: “dai loro frutti li riconoscerete…” : è la pratica che fa la differenza tra il cristiano vero e quello mancato.
Corriamo sempre il rischio di cadere in una sorta di smemoramento del vangelo: pur avendo ascoltato la Parola non ne teniamo alcun conto. Ma la Parola è la messa in atto di una relazione che ci colloca nella relazione con la Trinità
Due sono per ciascuno di noi le domande-chiave: “Chi dite che io sia?” e “Mi ami tu più di tutte queste cose?”
Chi dite che io sia? Decidersi su chi è Lui per me è la questione decisiva. Non possiamo fare di Gesù il prodotto dei nostri desideri . Certo , la nostra fede sarà sempre parziale e fragile ma solo se si fonderà sulla Parola sarà vera
Mi ami tu più di queste cose? Ciò a cui siamo chiamati è il servizio agapico. Attacchiamo il cuore a luoghi, cose, persone e poi, però, ci ritroviamo a predicare che Gesù è il Signore!
Gesù ha le seguente pretesa: Prendete il mio giogo sopra di voi; ma il mio giogo è leggero e porta libertà. Si tratta di fare la Parola. E’ la parola che ci ha fatti, ci ha plasmati, per l’amore che nutriamo per Lui. Abbiamo pudore umano nel dire che il nostro cuore è sedotto dall’amore di Dio, ma il linguaggio sponsale appartiene a tutti , soprattutto a religiosi e consacrati: Se non siamo capaci di declinarlo c’è qualcosa che non funziona: chi stiamo seguendo un’idea o un fare?
Verifichiamoci sull’amore!



