Lunedì, 14 Agosto 2023 23:54

Festa dell'Assunzione di Maria in cielo

È festa per gli angeli in Cielo: Maria è assunta nella gloria. È festa per gli uomini in terra: Dio non smette di benedire il suo popolo. La festa di oggi è la festa della fedeltà di Dio, di quel Dio che continua a dirci non vi mollerò, perché Dio ama la storia e nulla disprezza di quanto ha fatto (Sap 11). Il Dio fedele bussa “alla porta del cuore” di una donna, di una laica, che si definisce “una misera serva”. Lei, Maria, ha saputo fare spazio al “nuovo avvento di Dio nella storia” (cfr. Rosana Virgili, biblista). Maria, attenta ai segni dei tempi, si apre alle sorprese di Dio.

L’evangelista Luca presenta Maria come una donna in movimento, in partenza. “Maria si alzò e andò in fretta”. In tanti passi biblici “si va in fretta” – l’uscita dall’Egitto, Maria che corre al sepolcro -. La “fretta” nella Bibbia esprime l’urgenza della salvezza. Scrive Papa Francesco “Nessuno si salva da solo, o ci salviamo in comunità o non ci salviamo”. Maria, gravida di Dio, non può non condividere la sua gioia. Spinta dall’urgenza della grazia, Maria, accetta di scomodarsi, mettendosi in viaggio. Ella supera le montagne della distanza. Quello di Maria e quello di Elisabetta sono due grembi che si incontrano, due sguardi che si incontrano. Dio per raccontare le sue meraviglie si serve di donne semplici, di due donne “graziate” – l’una in attesa di un figlio non più sperato, l’altra portatrice di un bimbo che sarà “Dio con noi”. Queste donne ci ricordano che quello che Dio ha fatto per loro, lo fa per tutti e con tutti. Con la lode del magnificat, Maria presta la sua fragile voce a Dio. I passi di Maria sono i passi della “discepola della cura”, della “discepola dell’empatia”. I passi di Maria sono i passi della “chiesa del grembiule”. Chiediamoci di che natura sono i nostri passi. Sono passi che strumentalizzano o sono i passi della gentilezza? In questa festa dell’Assunta, Maria consegna a tutti noi due tesori impegnativi: da un lato, il suo coraggio nel prendersi cura del mondo e di Dio – esortandoci a non aspettare che il mondo si prenda cura di noi e dall’altro ci dice di non usare Dio per aver un posto ma di usare sé stessi per fargli spazio -. Poniamoci questa domanda: Sappiamo dare spazio a Dio?

Chiediamo allo Spirito Santo, ospite dolce dell’anima, di darci il “farmaco della misericordia” per lottare contro le “catene dell’auto-referenzialità”, contro le “catene dell’invidia”.

                                                                                                                                               Fr. Kaborepaulvincent fdp.

La festa dell'Assunta ci ricorda la nostra destinazione