La spiritualità laicale

A cura Don Enrico Casolari, assistente spirituale nazionale.

 L'istituto secolare ha come sua prerogativa, oltre quella di una dedizione totale a Dio mediante la consacrazione, anche quella di operare nel campo delle realtà terrene, il mondo.

Ed è proprio del laico cristiano, estendere la propria opera di evangelizzazione a tutte le attività dell'uomo: la scienza, la tecnica, la cultura, il lavoro, l'arte, la politica, sottraendole tutte al dominio del peccato per riportarle nella limpidità del disegno divino. Sottraendo la realtà del mondo al dominio del peccato, delle passioni, e ordinandola secondo Dio, noi cresciamo in natura e in grazia. Cresciamo in umanità, intesa nel suo senso pieno, così come Dio la pensa.

Si coniuga in questo modo la verità ascoltata, contemplata e creduta con la carità operativa che è superamento della limitatezza della gioia umana e ci apre alla pienezza della gioia divina. Questo è il progetto di Dio. A questo progetto Dio chiama come cristiani, di questo dobbiamo essere testimoni, in forza di una consacrazione a Lui.

San Paolo ci ricorda che il compito della Chiesa è quello di fare perfetto ogni uomo, portandolo alla sua maturità in Cristo (Ef. 4,11-13). L'atto iniziale di questo compito è precisamente il Battesimo che è la nascita dell' uomo nuovo; dell' uomo, cioè, che, in Cristo ricupera la possibilità di essere pienamente uomo, uomo perfetto. Dire questo significa che il laico, in quanto uomo battezzato, si pone sullo stesso piano del sacerdote e del consacrato, e per questo si parla dell' unica vocazione alla santità.
Il consacrato laico attende alla costruzione della città dell'uomo come compito suo proprio di cui è responsabile e di cui dovrà rendere conto a Dio. Ed è precisamente con questo compito che l'uomo si perfeziona nell' esercizio delle sue capacità. E' con l'impegno che pone in questo compito primo, di cui è responsabile, che il laico porta a statura piena la sua dimensione di uomo e di consacrato.
Qualche volta i consacrati sono accusati di non essere pienamente uomini. Se ciò significasse che essi non accettano il mondo nella sua espressione deteriore, nel senso peggiorativo del termine, allora l'accusa sarebbe titolo di onore. Ma se l'espressione significasse che attendono alle cose del cielo e non sono impegnati nelle cose della terra, allora sarebbe un' accusa che colpisce un punto nel quale, dovrebbero essere modello.

Il consacrato, avendo ricuperato in Cristo la dimensione divina, dovrebbe essere modello perché in grado di esercitare il dominio sulle realtà del mondo nella pienezza. E' attraverso questo esercizio, che l'uomo si fa uomo. Se non s'impegna nel senso vero della parola, che è quello di realizzare i valori che Dio ha posto nel mondo, il consacrato non realizza in misura piena la sua umanità.


A conclusione si possono sintetizzare le caratteristiche di una spiritualità secolare:trasformare, con la propria attività, in obbedienza al comando del Creatore, la realtà; trasmettere, sorretto dalla Sapienza divina, amore all' impegno apostolico per migliorare la realtà. Alla base di questa attività sta la capacità di realizzare il dialogo, la condivisione, con tutte le persone di "buona volontà", insieme alle quali si è chiamati a vivere e operare nei diversi ambienti di vita.

Una spiritualità del genere incoraggia e sostiene personalità consacrate aperte, fra l'altro, alle novità della storia.

E potremmo dire con S.Ambrogio: il consacrato laico " adulto" deve guardare fiduciosamente quanto si muove nel suo tempo, applicandosi nell' esercizio del discernimento, per accogliere tutto ciò che in termini di idee, esigenze, sensibilità appare positivo e perciò capace di arricchire il patrimonio che Dio ha messo nelle sue mani.

 

 

"Come la vita di Gesù, nella sua obbedienza e dedizione al Padre, è parabola vivente del "Dio con noi", così la concreta dedizione delle persone consacrate a Dio e ai fratelli diventa segno eloquente della presenza del Regno di Dio per il mondo di oggi".

(Benedetto XVI)

 

 

 

 

Sapendo che con la sua presenza rende presente la Chiesa, l'Orionina avrà nei confronti del mondo un atteggiamento di apertura, di servizio e di redenzione affinchè esso corrisponda sempre più al disegno del Padre.

(dalla Regola di Vita Art. 46)